Pubblicato nel 1936, “I fratelli Ashkenazi” è il capolavoro assoluto di Israel Joshua Singer, fratello del premio Nobel Isaac. Teatro principale del romanzo è la cittadina polacca di Lodz, che da piccolo villaggio, poco più che uno shtetl, si trasforma in un importante centro industriale, grazie soprattutto all’opera di capitalisti ebrei. Non a caso, poiché Lodz ospita una delle più vivaci comunità ebraiche ortodosse dell’Europa orientale. Ed è in questo ambiente che nascono i due fratelli, protagonisti del libro. I due gemelli non possono essere più diversi fin dalla nascita: Jacob Bunin, di bell’aspetto, socievole e altruista, e le cui doti di comunicatore ne favoriranno la scalata sociale; Simcha Mayer, invece, gracile e timido, avido di denaro e di potere. Le sue abilità e la sua spregiudicatezza negli affari lo porteranno a fondare un impero economico dal nulla e a diventare il “re di Lodz”. Un rapporto conflittuale il loro, nemici per tutta la vita, finiranno col riconciliarsi quando sarà ormai troppo tardi. La saga familiare dei fratelli Ashkenazi, segnata dal successo prima, dalla decadenza poi, e lunga quasi un secolo, si intreccia con i grandi fatti della Storia: la rivoluzione industriale in Polonia tra ‘800 e ‘900; le lotte operaie; la Prima Guerra Mondiale; la rivoluzione russa; la grave crisi finanziaria che scoppia dopo il conflitto; il movimento sionista e i terribili pogrom antisemiti, lugubre anticipazione di ciò che sarà la Shoah. Tutt’attorno gravitano le esistenze di un’indimenticabile galleria di personaggi. Straordinaria è la capacità dell’autore di tratteggiare i caratteri e di scandagliare l’animo umano, fino a mostrarne i lati più oscuri, che li condanneranno all’inevitabile fallimento. Con Singer, infatti, nessuno si salva: tutti soccomberanno di fronte alla Storia e al proprio destino. È un romanzo in cui si viene travolti dagli avvenimenti, narrati per mezzo di una scrittura semplice e lineare, eppure capace di appassionare il lettore lungo la mole delle pagine, oltre 700. Tra i grandi capolavori della letteratura yiddish, “I fratelli Ashkenazi” è un imponente romanzo-mondo. Non a torto la critica lo considera come degno erede della tradizione letteraria ottocentesca. È un mirabile affresco di un universo e di una civiltà, quella degli Ebrei orientali, ai quali lo stesso autore appartiene, dipinto, e questo è un altro pregio di Singer, con tono distaccato e oggettivo, senza mai tradire un qualche coinvolgimento sentimentale. Si direbbe quasi da cronista, lasciando libero il lettore di maturare una propria opinione. Chiunque voglia conoscere il patrimonio culturale di quel mondo deve leggere questo libro. Le storie e le emozioni raccontate non lasciano spazio all’immaginazione e alla speranza, tanto che una volta chiuso il libro si resta con un profondo senso di amarezza e di sconforto. Si è, però, consolati dalla consapevolezza di aver fatto una lettura ricca e fondamentale di un grande autore. “Sto ancora imparando da lui e dalla sua opera”, così il fratello Isaac.

Paola Treu