Angoscia

È possibile che Essa mi faccia perdonare le ambizioni di continuo calpestate, che una fine agitata risarcisca le epoche di indigenza, – che un giorno di successo ci ddormenti sulla vergogna della nostra fatale incapacità
(O palme! diamante! – Amore, forza! – più in alto di ogni gioia e di ogni gloria! – in tutti i modi, ovunque-demone, dio, – Giovinezza di questo essere: io!)
Che degli incidenti di fantasmagoria scientifica e dei movimenti di fratellanza sociale siano amati come restituzione
progressiva della libertà prima? …
Ma la Vampira che ci tiene buoni ci ordina di divertiri con ciò che ci lascia, oppure di essere più buffi.
Rovinare verso le ferite, nell’aria spossante e nel mare verso i supplizi, nel silenzio delle acque e dell’aria
micidiali; verso le torture che ridono, nel loro silenzio
atrocemente burrascoso.

Jean Nicolas Arthur Rimbaud  (Charleville, 20 ottobre 1854 – Marsiglia, 10 novembre 1891) è stato un poeta francese. Viene riconosciuto come uno dei poeti francesi più importanti di tutti i tempi, scrivendo poesie in età giovanile e insieme a Charles Baudelaire considerato une dei percussori del linguaggio della poesia moderna. Celebre saranno i suoi viaggi in può ovunque, soprattutto in Africa tra il 1880  e il 1891, e conosciuta anche la relazione con il poeta Paul Verlaine che tra alti e bassi porterà a una rottura inevitabile dopo il tentato omicidio da parte di Verlaine con un colpo di pistola nel 1873 e Rimbaud fu anche incarcerato circa due anni per omosessualità. Il 10 novembre del 1891 moriva a Marsiglia, Jean Nicolas Arthur Rimbaud a casa di una presunta sinovite tubercolare, dopo avere subito anche una amputazione alla gamba.

Consiglio di leggere qualsiasi cosa di Rimbaud, in particolare, Le poesie, Illuminazioni, e Una stagione all’inferno:

Un tempo, se ben ricordo, la mia vita era un festino dove si schiudeva ogni cuore, ogni vino scorreva.
Una sera, feci sedere la Bellezza sulle mie ginocchia. — E la trovai amara. — E l’ingiuriai.
Mi armai contro la giustizia.
Fuggii. Oh streghe, oh miseria, oh odio, a voi il mio tesoro fu affidato!
Riuscii a cancellare dal mio spirito ogni speranza umana. Su ogni gioia per strangolarla feci il balzo sordo della bestia feroce.
Invocai i carnefici per mordere morendo il calcio dei loro fucili. Invocai i cataclismi per soffocarmi con la sabbia, il sangue. La sciagura fu la mia dea. Mi stesi nel fango. Mi asciugai al vento del crimine. E giocai brutti tiri alla follia.
E la primavera mi portò il riso orrendo dell’idiota.
“Incipit, Una stagione all’inferno”