Mediterraneo

Antico, sono ubriacato dalla voce
ch’esce dalle tue bocche quando si schiudono
come verdi campane e si ributtano
indietro e si disciolgono.
La casa delle mie estati lontane,
t’era accanto, lo sai,
là nel paese dove il sole cuoce
e annuvolano l’aria le zanzare.

Come allora oggi la tua presenza impietro,
mare, ma non più degno
mi credo del solenne ammonimento
del tuo respiro. Tu m’hai detto primo
che il piccino fermento
del mio cuore non era che un momento
del tuo; che mi era in fondo
la tua legge rischiosa: esser vasto e diverso
e svuotarsi cosi d’ogni lordura
come tu fai che sbatti sulle sponde
tra sugheri alghe asterie
le inutili macerie del tuo abisso.

Eugenio Montale (Genova, 12 ottobre 1896 – Milano, 12 settembre 1981) è stato un poeta, traduttore, scrittore, filosofo, giornalista, critico letterario, critico musicale e politico italiano, è stato uno dei poeti più importanti del 900. Premio Nobel per la letteratura 1975. Il 12 settembre del 1981 moriva a Milano nella clinica San Pio X all’età di 84 anni, Eugenio Montale. Il poeta dedicherà la raccolta di poesie Xenia alla moglie Drusilla Tanzi che sposa a Fiesole nel 1962  di dieci anni più anziana di lui, che morirà a causa di una caduta nello stesso anno all’età di 77 anni.

Consiglio di leggere tutte le opere in versi di Montale:

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.
Ah l’uomo che se na va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l’ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra a uno scalcinato muro!
(da Non chiederci la parola, 1925 “Ossi di seppia”)