Alta è la notte

Alta è la notte, ed in profonda calma
dorme il mondo sepolto, e in un con esso
par la procella del mio cor sopita.
Io balzo fuori delle piume, e guardo;
e traverso alle nubi, che del vento
squarcia e sospinge l’iracondo soffio,
veggo del ciel per gl’interrotti campi
qua e là deserte scintillar le stelle.
Oh vaghe stelle! e voi cadrete adunque,
e verrà tempo che da voi l’Eterno
ritiri il guardo e tanti soli estingua?
E tu pur anche coll’infranto carro
rovesciato cadrai, tardo Boote,
tu degli artici lumi il più gentile.
Deh, perché mai la fronte or mi discopri.
e la beata notte mi rimembri
che al casto fianco dell’amica assiso
a’ suoi begli occhi t’insegnai col dito!
Al chiaror di tue rote ella ridenti
volgea le luci; ed io per gioia intanto
a’ suoi ginocchi mi tenea prostrato,
più vago oggetto a contemplar rivolto,
che d’un tenero cor meglio i sospiri,
meglio i trasporti meritar sapea.
Oh rimembranze! oh dolci istanti! io dunque,
dunque io per sempre v’ho perduti, e vivo?
E questa è calma di pensier? son questi
gli addormentati affetti? Ahi, mi deluse
della notte il silenzio, e della muta
mesta natura il tenebroso aspetto!
Già di nuovo a suonar l’aura comincia
de’ miei sospiri ed in più larga vena
già mi ritorna su le ciglia il pianto.

Vincenzo Monti (Alfonsine, 19 febbraio 1754 – Milano, 13 ottobre 1828) è stato un poeta, scrittore, traduttore, drammaturgo e accademico italiano, È stato uno dei personaggi e scrittori più importanti nel Neoclassicismo italiano, è ricordato più che altro per la traduzione dell’Iliade. Il 13 ottobre del 1828 moriva a Milano, Vincenzo Monti a causa di un attacco di emiplegia e subì anche la perdita parziale dell’udito.

Di Monti consiglio di leggere Le Elegie:

Or son pur solo, e in queste selve amiche
Non v’è chi ascolti i mici lugubri accenti
Altro che i tronchi delle piante antiche.
Flebile fra le tetre ombre dolenti
Regna il silenzio, e a lagrimar m’invoglia
Sotto del cupo mormorio de’ venti.
Qui dunque posso piangere a mia voglia;
Qui posso lamentarmi, e alla fedele
Foresta confidar l’alta mia doglia.
Donde prima degg’io, Ninfa crudele,
II tuo sdegno accusar? donde fia mai
Ch’io cominci le mie giuste querele?

“Incipit, Elegie”