Se noi non avessimo amato,
chissà se quel narciso avrebbe attratto l’ape
nel suo grembo dorato,
se quella pianta di rose avrebbe ornato
di lampade rosse i suoi rami!
Io credo non spunterebbe una foglia
in primavera,
non fosse per le labbra degli amanti
che baciano,
non fosse per le labbra dei poeti
che cantano.

“Oscar Wilde” Oscar Fingal O’Flahertie Wills Wilde (Dublino, 16 ottobre 1854 – Parigi, 30 novembre 1900), è stato uno scrittore, aforista, poeta, drammaturgo, giornalista e saggista irlandese. È riconosciuto uno dei scrittori e personaggi più popolari dell’epoca vittoriana e di sempre, anche noto come aforista ed esponente del decadentismo, il suo capolavoro più importante è Il ritratto di Dorian Gray. Fu processato e condannato a due anni ai lavori forzati per omosessualità. Il 16 ottobre del 1854 nasceva a Dublino, Oscar Wilde da il padre Sir William Robert Wills Wilde che era un noto medico e chirurgo irlandese, che fondò anche un ospedale a Dublino, la madre  Jane Francesca Elgee, era una poetessa irlandese anche nota come Jane Francesca Agnes, Lady Wilde. Le opere più conosciute sono: De profundis, Declino della menzogna, Frasi e filosofie a uso dei giovani, Il critico come artista, Il fantasma di Canterville, Il ritratto di Dorian Gray, Il ritratto di Mr. W.H., Il ventaglio di Lady Windermere, L’anima dell’uomo sotto il socialismo, L’importanza di chiamarsi Ernesto, Un marito ideale, Una donna senza importanza.

Lo studio era intriso d’uno splendido odore di rose, e quando la lieve brezza estiva frusciava tra gli alberi del giardino, dalla porta aperta penetrava il pesante profumo delle serenelle, o quello più delicato dei rosaspini. Sdraiato nell’angolo di un divano coperto di stoffe persiane, e fumando, secondo la sua abitudine, un numero indefinito di sigarette, Lord Henry Wotton poteva vedere i fiori di un’acacia, colorati e dolci come il miele, quei rami fragili che pareva potessero appena sopportare una bellezza tanto splendida; e di quando in quando l’ombra fantastica di un uccello volante si proiettava e scorreva sulle pesanti tende di seta, con una specie di fuggitivo effetto giapponese, facendogli ricordare quei pittori di Tokio, dal viso di giada pallida, che pur servendosi d’un’arte necessariamente statica, cercano di rendere il senso della velocità e del moto.
“Incipit, Il ritratto di Dorian Gray – traduzione Raffaele Calzini”