Aprile 1945

Ecco, la guerra è finita.
Si è fatto silenzio sull’Europa.
E sui mari intorno ricominciano di notte a navigare i lumi.
Dal letto dove sono disteso posso finalmente guardare le stelle.
Come siamo felici.
A metà del pranzo la mamma si è messa improvvisamente a piangere per la gioia,
nessuno era più capace di andare avanti a parlare.
Che da stasera la gente ricominci a essere buona?
Spari di gioia per le vie, finestre accese a sterminio,
tutti sono diventati pazzi, ridono, si abbracciano,
i più duri tipi dicono strane parole dimenticate.
Felicità su tutto il mondo è pace!
Infatti quante cose orribili passate per sempre.
Non udremo più misteriosi schianti nella notte
che gelano il sangue e al rombo ansimante dei motori
le case non saranno mai più cosi ‘ immobili e nere.
Non arriveranno più piccoli biglietti colorati con sentenze fatali,
Non più al davanzale per ore, mesi, anni, aspettando lui che ritorni.
Non più le Moire lanciate sul mondo a prendere uno
qua uno là senza preavviso, e sentirle perennemente nell’aria,
notte e dì, capricciose tiranne.
Non più, non più, ecco tutto;
Dio come siamo felici

Dino Buzzati Traverso (San Pellegrino di Belluno, 16 ottobre 1906 – Milano, 28 gennaio 1972) è stato uno scrittore, giornalista, pittore, drammaturgo, librettista, scenografo, costumista e poeta italiano. È riconosciuto uno dei scrittori “fantastici” più importanti di sempre insieme a Italo calvino, e un importante giornalista e inviato speciale, era anche un eccellente operista e alpinista il suo capolavoro più conosciuto è  Il deserto dei Tartari. Il 16 ottobre del 1906 nasceva a San Pellegrino di Belluno, Dino Buzzati da Giulio Cesare Buzzati (1862-1920), era celebre giurista di origine di Belluno e una parte ungherese, la madre  Alba Mantovani aveva origi nobili da parte di madre Matilde Badoer.

Una mattina del febbraio 1960, a Milano, l’architetto Antonio Dorigo, di 49 anni, telefonò alla signora Ermelina.
“Sono Tonino, buongiorno sign…”
“È lei? Quanto tempo che non si fa vedere. Come sta?”
“Non c’è male, grazie. Sa in questi ultimi tempi un mucchio di lavoro e così… senta potrei venire questo pomeriggio?”
“Questo pomeriggio? Mi faccia pensare… a che ora?”
“Non so. Alle tre, tre e mezza”
“Tre e mezza d’accordo”
“Ah senta, signora…”
“Dica, dica”
“L’ultima volta, si ricorda?… insomma quella stoffa per essere sincero non mi finiva di piacere, vorrei…”

“Incipit, Un amore”