Se riuscire a dimenticare è segno di sanità mentale, il ricordare senza posa è ossessione e follia.
“Il vagabondo delle stelle”

“Jack London” John Griffith Chaney London (San Francisco, 12 gennaio 1876 – Glen Ellen, 22 novembre 1916), è stato uno scrittore, giornalista e drammaturgo statunitense, viene riconosciuto come uno dei scrittori americani più importante di tutti i tempi, scrivendo capolavori come Il richiamo della foresta, Martin Eden, Zanna Bianca, Il tallone di ferro, Il vagabondo delle stelle e molti altri. Gli interessi di London oltre la scrittura saranno molti altri come, ma il suo passatemno personale più conosciuto sarà le avventure i viaggi lo stile vagabondaggio, che renderà la sua scrittura unica. Il 22 novembre del 1916 moriva a Glen Ellen, Jack London   dal il presunto vero padre William Henry Chaney, e di Flora Wellman che sposerà il padre di adottivo dello scrittore John London.

Consiglio di leggere tutti il libri di Londo, in particolare, Il vagabondo delle stelle, Il richiamo della foresta, Zanna Bianca e Martin Eden:

Passato, presente e futuro si fondevano mentre lui fluttuava attraverso quel mondo vasto e caldo, attraverso grandi avventure e gesta nobili compiute per lei, sì, proprio per lei e per conquistarla, abbracciandola e portandola con sé in volo attraverso l’empireo regno della sua mente. E lei, lanciandogli un’occhiata laterale da sopra la sua spalla, vide qualcosa di tutto questo sul suo viso. C’era un volto trasfigurato, con due grandi occhi brillanti che indagavano oltre il velo del suono riuscendo a scorgerne al di là il palpito e il battito della vita, i giganteschi fantasmi dello spirito. Ne rimase colpita. Il villano impacciato e rozzo era scomparso. I vestiti maltagliati, le mani scorticate, il viso bruciato dal sole c’erano sempre, ma parevano essersi trasformati nelle sbarre di una prigione attraverso cui lei vide affacciarsi un’anima nobile, anche se incapace di rivelarsi, istupidita dalla debolezza di quelle labbra che non le permettevano di esprimersi. Le riuscì di vedere quell’anima solo per un attimo, poi le riapparve l’uomo selvatico e allora sorrise della propria capricciosa fantasia.
“Da Martin Eden”