Canzone d’autunno

Nella luce d’autunno risplendente
di mattino ci incamminiamo.
Esplode l’autunno magnificente
nel cielo lontano.

Il mattino che fu tutta la giornata,
l’intera giornata di purissimo argento,
e al’aria dell’oro fino all’ora in cui mostra
Dionea il suo corno nel firmamento.

Tutta la giornata ch’era di vergine argento,
e la foresta un grande angelo d’oro,
un angelo con albero bordato di rosso come
un cero lucente
che brilla fuoco su fiamma, oro su oro!

Oh sentire l’odore della foresta che muore!
Oh sentire l’odore del fumo! del sangue vivo
alla morte mischiato!
Oh l’infinita brusca attesa dell’oro per la rosa
del giorno chiaro in fiore!
Oh colore della violacciocca!

Che si è chiuso in silenzio, esplode, si smorza,
rinasce,
ascolto al cuore della foresta finita,
e riprende, arrochisce, si prolunga, più cupo,
l’inaccessibile richiamo del corno.

Il richiamo cupo del corno inconsolabile
per via del tempo che non esiste più,
che non esiste più per via di questo solo giorno
mirabile
per il quale la cosa non è più.

Che fu una volta, ahimè!
Una volta che non ci sarà più:
per via di quest’oro,
per via di tutto l’oro irreparabile,
per via di quest’ore
serali, di questa notte!
Di questa luna e di quest’Orsa Maggiore.

Paul Claudel (Villeneuve-sur-Fère, 6 agosto 1868 – Parigi, 23 febbraio 1955) è stato un poeta, drammaturgo e diplomatico francese.