Aroldo e Clara

Piangi, o la più gentil fra le convalli
Dello spumante Pellice, ove un giorno
Alle sale d’Aroldo i Saluzzesi
Cavalieri affluìano ad alte feste.
Più non vedrai delle sue torri a sera
Uscir giulivo il cieco vecchio Aroldo,
Caramente appoggiando un braccio e l’altro
Sovra Ioffrido e Clara, ed il canuto
Ciglio volgendo con amor, ma indarno,
Ai dolci rai del tramontante sole.

Silvio Pellico (Saluzzo, 24 giugno 1789 – Torino, 31 gennaio 1854) è stato uno scrittore, poeta e patriota italiano.  Silvio Pellico nasceva a Saluzzo il 24 giugno del 1789, da Onorato Pellico che era un commerciante piemontese e di Margherita Tournier, originaria di Chambéry nell’Alta Savoia, a causa del fallimento lavorativo del padre, si trasferiranno a Torino, in seguito Pellico si trasferì a Lione per studiare.

La sua opera più conosciuta è Le mie prigioni:

Il venerdì 13 ottobre 1820 fui arrestato a Milano, e condotto a Santa Margherita. Erano le tre pomeridiane. Mi si fece un lungo interrogatorio per tutto quel giorno e per altri ancora. Ma di ciò non dirò nulla. Simile ad un amante maltrattato dalla sua bella, e dignitosamente risoluto di tenerle broncio, lascio la politica ov’ella sta, e parlo d’altro.
Alle nove della sera di quel povero venerdì, l’attuario mi consegnò al custode, e questi, condottomi nella stanza a me destinata, si fece da me rimettere con gentile invito, per restituirmeli a tempo debito, orologio, denaro, e ogni altra cosa ch’io avessi in tasca, e m’augurò rispettosamente la buona notte.
“Incipit, Le mie prigioni”