Di Helga Schneider ho già avuto modo di leggere e apprezzare “Lasciami andare, madre!”, in cui racconta l’abbandono della madre, fervente nazista, e il futuro tentativo, fallito, di ricucire un legame con lei. Ne “Il rogo di Berlino”, scritto nel 1995, l’autrice ritorna indietro di cinquant’anni, quando fu, a suo malgrado, testimone della distruzione di Berlino e della Germania di Hitler durante le ultime fasi della guerra. Il cuore del libro è il racconto di lei bambina che assieme al fratellino, alla matrigna e al nonno si rifugia, per un lungo periodo, nella cantina della loro abitazione per sfuggire ai bombardamenti che imperversano sulla capitale tedesca. Nella forzata convivenza con gli altri condomini, manca tutto: il cibo, l’acqua, l’igiene e le malattie si diffondono presto. La situazione è drammatica e pare irrimediabile. Come se non bastasse, c’è anche la visione dei cadaveri e degli incendi che dominano la città. Davvero troppo per gli occhi innocenti di una bambina. Un barlume di illusoria speranza è dato dal breve soggiorno di Helga e del fratello presso il bunker della Cancelleria del Reich, dove addirittura incontreranno il Führer. Ma, la figura del dittatore non colpisce Helga, che infatti ce ne fa una descrizione lucida e impietosa: “La mano è calda e sudaticcia come quella di un malato febbricitante. […] un volto dal colorito grigiastro, che somiglia davvero poco a quello dei tanti ritratti. La faccia che ho davanti è sciupata. Intorno agli occhi si spiega un fitto ventaglio di rughe e la pelle delle guance è floscia.” La paura è alta e costante, sia nei confronti del regime nazista, che soltanto ora si comincia a condannare, sia nei confronti degli invasori che presto metteranno la parola fine a questo lungo conflitto. Helga Schneider descrive tutto in maniera accurata e commovente, con un flusso di parole ben scritto e scorrevole, a tal punto che il lettore si immedesima in quelle privazioni e paure. Con questa autobiografia ci lascia un importante resoconto e da una prospettiva insolita, quella dei tedeschi, che dalla supremazia passano alla sconfitta totale. Poiché credo fermamente che a scrivere la Storia più che i vincitori siano i testimoni, questa della Schneider è senza dubbio una testimonianza preziosa e indispensabile, che va letta.

recensione di Paola Treu

Edizione: Adelphi

Pag. 229

€ 11,00