Questo romanzo non è una lettura “comoda” o almeno non quella che uno si aspetta, ma ti prende e ti costringe a stare dentro a un dolore che solo a pensarci non augureresti neanche al tuo peggior nemico. Il silenzio di chi rimane dopo una perdita di un figlio non è per tutti uguale, ognuno di noi ha il proprio modo di reagire, o almeno per chi ha la forza di andare avanti.
La protagonista si chiama Elena e da un anno ormai non vive più, il suo dolore le ha tolto tutto, le rimangono solo la sua “amica” Giulia e la sua psicoterapeuta Riccarda che l’aiutano ad andare avanti. Ma allo scoccare del primo anniversario di questa grande perdita, avviene il secondo rapimento. Il poliziotto che le era stato vicino un anno prima si riaffaccia nella sua vita cercando collegamenti, e qui ci saranno delle belle sorprese. Tuttavia questo non è il solo tema trattato in questo romanzo, forse ne fa solo da sfondo: il più evidente secondo me è il tema della maternità e le rinunce che ne comporta. Vediamo due mamme e il loro vivere, o sentire, come una condanna l’essere madre. La scrittura è essenziale, senza retorica inutile, senza indugi.
“Il silenzio che resta” è un libro che ti mette davanti a una verità scomoda, che ti porta a comprendere che il dolore non si risolve, si attraversa. Una lettura coinvolgente che mi sento di consigliare!
Angelica
