Non c’è nulla di più bello, di più profondo, di più ragionevole, di più coraggioso e di più perfetto di Cristo, e non solo non c’è, ma non può esserci. A tal punto che si mi si dimostrasse che Cristo è fuori dalla verità ed effettivamente risultasse che la verità è fuori da Cristo, io preferirei restare con Cristo anziché con la verità.

Fëdor Michajlovič Dostoevskij (Mosca, 11 novembre “calendario Gregoriano” del 1821 (30 ottobre del calendario Giuliano in vigore all’epoca)– San Pietroburgo, 9 febbraio 1881) è stato uno scrittore e filosofo russo. È considerato uno dei letterati russi più importanti di tutti i tempi, riconosciuto in tutto il mondo, per avere scritto tra i più grandi capolavori di tutti i tempi come, Delitto e castigo, L’idiota, I fratelli Karamazov e molti altri. A lui è stato dedicato un cratere nel pianeta Mercurio. Scrittore spesso contradittorio amato per i suoi romanzi che parlano spesso dell’esistenzialismo e dello psicologismo. L’11 novembre del 1821 nasceva a Mosca, Fëdor Michajlovič Dostoevskij da il padre  Michail Andreevič Dostoevskij, che era un medico, medico militare e proprietario terriero che venne ucciso dai contadini perché venivano maltrattati dallo stesso che si era dato al bere, e dalla madre Marija Fëdorovna Nečaeva, ricca proprietaria terriera.

Interno casa di Dostoevskij:

Consiglio di leggere qualsiasi cosa scritta da Dostoevskij, In particolare, Povera gente, Il giocatore, I fratelli Karamazov, I demoni, L’Idiota, Delitto e castigo:

All’inizio di un luglio straordinariamente caldo, verso sera, un giovane scese per strada dallo stanzino che aveva preso in affitto in vicolo S., e lentamente, come indeciso, si diresse verso il ponte K.
Sulle scale riuscì a evitare l’incontro con la padrona di casa. Il suo stanzino era situato proprio sotto il tetto di un’alta casa a cinque piani, e ricordava più un armadio che un alloggio vero e proprio. La padrona dell’appartamento, invece, dalla quale egli aveva preso in affitto quello stambugio, vitto e servizi compresi, viveva al piano inferiore, in un appartamento separato, e ogni volta che egli scendeva in strada gli toccava immancabilmente di passare accanto alla cucina della padrona, che quasi sempre teneva la porta spalancata sulle scale. E ogni volta, passandole accanto, il giovane provava una sensazione dolorosa e vile, della quale si vergognava e che lo portava a storcere il viso in una smorfia. Doveva dei soldi alla padrona, e temeva d’incontrarla.

“Incipit, Delitto e castigo, traduzione Serena Prina”