Una lettura che mi ha piacevolmente sorpresa, questo libro non è una classica biografia di Alessandro Manzoni, ma l’autrice ci racconta di tutta la sua famiglia partendo dalle radici. La Ginzburg fa qualcosa di molto speciale, entra nella casa, nella quotidianità, nelle relazioni della famiglia Manzoni e le osserva con uno sguardo quasi intimo, ma mai indulgente. Il libro non è tanto Manzoni come figura pubblica, ma il sistema familiare che gli ruota attorno, la madre Giulia Beccaria, la moglie Enrichetta Blondel, i figli, le morti, le fragilità. Ne emerge una famiglia segnata da lutti continui, da una religiosità intensa e da rapporti spesso difficili, dove l’amore non è mai semplice né rassicurante. La scrittura della Ginzburg è il vero punto di forza, non delude mai, asciutta, sobria, quasi distaccata. Non giudica apertamente, ma lascia che siano i fatti, spesso duri, a parlare. E proprio questo stile crea un effetto potente, senti il peso del dolore, delle incomprensioni, delle rigidità morali senza che vengano mai enfatizzate. Non è un romanzo né una biografia tradizionale, ma la bellissima storia se pur a tratti travagliata di una grande famiglia.
(nella mia edizione Einaudi, all’inizio del libro, sono presenti i ritratti di tutta la famiglia).
Angelica
