Il protagonista del romanzo e’ il piccolo Bobo, che vive con lo zio Uba in Birmania. Suo padre gli fa visita circa una volta all’anno, mentre la madre non si reca mai da lui ed ha interrotto ogni tipo di contatto. Bobo desidera ogni giorno di più conoscere la storia dei suoi genitori e, grazie ad un plico di fogli lasciati incustoditi di fianco alla macchina da scrivere dello zio, può venire a conoscenza della loro storia d’amore e conoscere la verità sulla sua famiglia e sul suo abbandono. La narrazione e’delicata e scorrevole, esprime forti sentimenti, grandi malesseri e difficoltà, sullo sfondo di una Birmania scossa da grandi proteste e violenza. La storia mi è piaciuta abbastanza, forse avrei dovuto leggere prima i due romanzi di questa trilogia per affezionarmi di più ai diversi personaggi, ma ho scoperto soltanto verso la fine che non era un romanzo auto conclusivo, ma la parte finale di una storia più ampia. Alcuni elementi del romanzo li ho trovati però poco approfonditi, soprattutto le personalità di alcuni personaggi , e anche il contesto storico appena accennato. In alcuni punti la trama è stata carente ( mi sono documentata, e questi passaggi non venivano ripresi nemmeno nei romanzi precedenti ). Un romanzo commovente e dolce, molto scorrevole e di piacevole lettura veloce, che però non mi ha lasciata con il desiderio di leggere altri romanzi dell’autore e che non mi ha soddisfatta pienamente. Lo consiglio a chi ama le vicende con famiglie disfunzionali, magari riprendendo anche i primi due romanzi.
Andrea Maino