Nel cuore della Parigi del XIX secolo, tra salotti aristocratici e caffè bohémien, s’intrecciano le vite di una cortigiana, Marguerite Gautier, e del giovane scapolo Armand Duval. Marguerite è conosciuta come la “Signora delle camelie” per i fiori che i suoi amanti le offrono in dono, combattuta tra l’amore e il lusso, la malattia e la “bella vita”, il sacrificio e il desiderio; Armand è invece un idealista e un romantico, avverso alle convenzioni sociali. Nonostante le differenze e gli ostacoli, la passione fra i due trascende i divieti, scontrandosi al contempo con il potere dell’autorità paterna, la paura della mancanza di denaro e la morale borghese. Una storia d’amore lontana dal lieto fine, ma per questo non meno intensa e appassionante, che affonda nel profondo delle emozioni umane e ci ricorda che l’amore, anche di fronte alla morte, può essere eterno.
Ho appena terminato questa lettura e sto scrivendo questo mia umile opinione con le lacrime agli occhi. Non sono un’esperta né pretendo di esserlo, penso semplicemente che sia il cuore a valutare un buon libro. Dalle emozioni che sto provando, dalle lacrime che mi stanno facendo bruciare gli occhi posso dire che, per me, questo è uno dei più bei libri che abbia mai letto.
Soffro per Marguerite come se fosse stata con me tutto il tempo, come se avessimo condiviso serate insieme a teatro e confidenze a tarda notte. E ora, girata l’ultima pagina, sento il peso dell’aver solo letto, il peso dell’aver immaginato e non aver vissuto davvero questa storia.
Mi sento vuota, vorrei che qualcuno potesse cancellarmi la memoria per avere la possibilità di leggerlo nuovamente per la prima volta. Credo profondamente che tra qualche mese lo rileggerò, perché è stato una tale meraviglia che non può finire nella mensola insieme a tutti gli altri.
Una frase del libro recita: “L’animo umano possiede strani rifugi.”
Questo libro é un mio nuovo rifugio.
Isabella Francica