Il protagonista del romanzo è il piccolo Momo’, la voce narrante del racconto, un bambino di circa dieci anni. Vive in una periferia degradata con Madame Rosa, ex prostituta ebrea che si occupa di lui dietro il pagamento da parte della madre. Nella casa ci sono altri bambini che vengono accuditi dalla donna, tutti figli di donne dedicate allo stesso mestiere di Madame Rosa. Momo è un ragazzino intelligente, affamato d’amore, e attraverso i suoi occhi e le sue frasi sgrammaticate ci racconta il suo mondo e ciò che deve affrontare, dedicandosi anche a temi importanti quali l’aborto, l’eutanasia, la vecchiaia e le discriminazioni. La narrazione e’cruda, amara, graffiante, disincantata, a tratti filosofica. Sicuramente scorrevole e di forte impatto emotivo. Momo’ si muove in un ambiente ricco di umanità e di miseria, ricordando a tratti “I miserabili” di Hugo, ma in quel luogo riesce a trovare un po’ d’amore da prendere per se’ e da dare. Ragazzino brillante e fantasioso, generoso ed altruista, completamente disilluso dalla vita nonostante la sua giovane età. ” Una cosa che mi è sempre sembrata strana è che le lacrime sono state previste nel programma. Vuol dire che era previsto che noi piangessimo. Bisognava pensarci. Un costruttore che si rispetti non avrebbe mai fatto una cosa simile.” Il linguaggio usato e’ sgrammaticato, spesso volgare, tipico dell’ambiente dove è cresciuto il ragazzo. La parte finale del racconto è drammatica e commovente ed è impossibile non affezionarsi al protagonista, che anche il lettore vorrebbe proteggere ed accudire. Secondo la mia opinione questo romanzo è un piccolo capolavoro, non riesco a trovargli alcun difetto. Lo consiglio a tutti coloro che vogliono emozionarsi e conoscere un personaggio letterario che non abbandonerà mai più i loro cuori.

Andrea Maino