Non è un romanzo, ma una raccolta di corrispondenza personale. Lettere che Dostoevskij inviava tra il 1862 e il 1871, alla seconda moglie, fratello, sorella prima moglie, il suo amico Turgenev, un barone e un poeta, in piena crisi d’azzardo. In queste lettere si racconta emotivamente, ma racconta anche delle perdite al tavolo, sensi di colpa, richieste di denaro a familiari e amici, disperazione e tentativi di smettere, più volte si vuole autoconvincere di conoscere il sistema, di smettere quando vuole.. “una ‘disumana disciplina’” che Dostoevskij illude di poter esercitare, ma che non funziona. In questo periodo scrive anche capolavori come Il giocatore, Delitto e Castigo, I demoni. Romanzi che gli danno un pò di tregua, ma sembra durare poco. La voce è cruda, vera, spezzata: niente finzioni né maschere da narratore. Ci mostra il Dostoevskij umano, sospeso tra amore per la scrittura e ossessione del gioco. Una raccolta che induce alla riflessione sia ludica che non…
Angelica


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