Le assaggiatrici di Postorino

Rosa Sauer ha ventisei anni è appena arrivata a Gross-Partsch (un villaggio molto vicino alla Tana del lupo) da Berlino ed è ospite dei genitori del marito che sta combattendo sul fronte russo.
Un giorno, senza alcun preavviso, viene prelevata da casa e portata in una caserma per diventare, accanto ad altre nove donne, un’assaggiatrice del Führer.
Siamo nell’ottobre del ’43, Rosa e le donne con le quali condividerà lo scorrere dei mesi e segreti, stringerà alleanze e amicizie, hanno fame e, nonostante il terrore di morire avvelenate, mangiano e arrivano a convivere con la paura e con qualunque compromesso, pur di restare vive.
L’unico momento di fortissimo scoramento Rosa lo prova quando riceve la lettera che le comunica che il marito è disperso. Nonostante non sia una sentenza di morte, Rosa è devastata e poco speranzosa ma le sue compagne non le permettono di abbattersi fino a quando, nella primavera del ’44, in caserma arriva un nuovo comandante, Albert Ziegler. Severo e pieno di sé, instaura sin dal primo giorno un clima di terrore, eppure fra lui e Rosa si crea un legame insospettabile, inconcepibile.
Rosa è un personaggio straordinariamente umano, dalle mille sfaccettature, luci e ombre, desideri, segreti e sensi di colpa.
È una donna che mi ha comunicato con grande intensità emozione, rassegnazione, scoraggiamento, energia, voglia di riscatto, ribellione.
Sopravvivere con l’aspirazione di tornare a vivere, perché non c’è speranza, non c’è illusione, c’è soltanto una lontana immagine di irreale e quotidiana normalità, quasi dimenticata, di cui forse sarà impossibile riappropriarsi.
Mi ha svuotata, mi ha lasciato una sensazione di profonda tristezza a causa della decisione di diventare “inaccessibile”, definizione e scelta che è rimasta indelebile dentro di me, per poter probabilmente scendere a patti con la propria coscienza.
È un romanzo fortemente introspettivo e pieno di riflessioni, così crudo, genuino e struggente da restare nel cuore.

Laura D Flaviano