Premetto che amo questa scrittrice, per me donna di grandi meriti. Anche in questa raccolta di racconti brevi, non mi ha deluso. Apparentemente semplici, ma in realtà densi di significato. Scritti in vari anni in ordine cronologico, per poi essere riuniti in questa bellissima lettura. Il titolo viene dal racconto omonimo, uno dei più noti della raccolta, che dà il tono e il filo conduttore all’intera opera: il mondo dell’infanzia, il dolore, l’emarginazione e il sogno come via di fuga. I racconti sono caratterizzati da protagonisti spesso giovani o fragili, immersi in realtà dure e disilluse. La narrazione è impregnata di malinconia, ma anche di poesia, magia e speranza, come in una fiaba triste. Elsa Morante scrive con uno stile evocativo e fiabesco, ma mai ingenuo. I racconti sono brevi ma densi, talvolta surreali, e ricordano l’atmosfera delle favole popolari.
Il linguaggio semplice cela una profondità psicologica notevole: l’infanzia è vista con compassione, come una stagione tragica e poetica. Lo scialle andaluso è considerato un capolavoro minore di Elsa Morante, spesso sottovalutato rispetto a romanzi più celebri come L’isola di Arturo o La Storia. Tuttavia, per molti lettori e studiosi, questa raccolta mostra la Morante più autentica e sperimentale, dove emerge la sua sensibilità politica e poetica senza i vincoli della grande narrazione. Lo scialle andaluso è un piccolo scrigno di storie sospese tra realtà e sogno, che colpiscono al cuore con la loro delicatezza e profondità. È una lettura breve ma potente, che lascia tracce sottili e persistenti, come il ricordo di un dolore vissuto da bambini, o di un amore mai espresso
Anno di pubblicazione: 1963 (raccolta postuma ampliata nel 1985)
Lettura consigliata!!!
Angelica
