Questo romanzo racconta di un’umanità futura, superstite, che si domanda quale sia veramente lo scopo dell’esistenza, cosa differenzi la loro condizione da quella dei replicanti, creature non umane. Tutto ciò che viene raccontato avviene in un unica giornata, che metterà a dura prova i protagonisti delle vicende. L’atmosfera del romanzo è piuttosto angosciante ma affascinante al tempo stesso; Rick vive una vita che non lo soddisfa, accanto ad una moglie che non ama, è infelice e non riesce a decidere se il lavoro da lui svolto sia giusto o no. Sua moglie lo giudica un assassino, lui si definisce ancora un poliziotto ma in realtà ormai è solo un cacciatore di taglie. Il suo sogno è quello di possedere un animale domestico vero ma questo sogno viene spazzato via e alla fine del libro a lui non resta che rassegnarsi ad una vita finta, come la sua pecora elettrica. Un personaggio che ho amato moltissimo per la sua umanità è Isidore; Isidore ci ricorda che talvolta vede meglio il cuore che la ragione; Isidore è uno “speciale”, ha un quoziente intellettivo inferiore alla media ma è empatica, prova pietà, amore, dolore per ogni forma di vita. Ebbene, siccome il 1992 è già passato da un bel po’ e tutto sommato abbiamo ancora animali che pascolano sui prati, riusciamo ancora ad ammirare le stelle e siamo ancora capaci di atti di solidarietà, quando questo brutto momento sarà passata cerchiamo di essere più simili ad Isidore, rispettiamo la natura in ogni sua forma di vita, cerchiamo di entrare in empatia con il nostro prossimo e cerchiamo contatti reali con tutti coloro che amiamo. Mi ha fatto bene leggere questo romanzo in questo periodo perché siamo ancora in tempo per cambiare rotta. Lettura consigliata anche a chi come me non ama il genere fantasy.
Paola Caponigro