Per prima cosa in questo bellissimo romanzo della letteratura turca dobbiamo distinguere la voce narrante dal protagonista. Il primo è un giovane uomo che, perso il proprio lavoro, rimane talmente destabilizzato dal cambiamento, da non riuscire a reagire. Un amico, che ha raggiunto una buona posizione nell’impresa in cui lavora, gli offre un’opportunità. Ed è proprio sul luogo di lavoro che la voce narrante incontra il protagonista del romanzo: Raif Effendi, traduttore della corrispondenza che perviene dalla Germania. I due uomini condividono lo stesso ufficio, ma Raif ha uno strano carattere, è un uomo molto riservato, che condivide l’appartamento anche con la famiglia dei cognati , praticamente mantiene tutti, ma è l’unico ad essere poco considerato all’interno del numeroso gruppo familiare. La voce narrante, entra in possesso di un quadernino di Raif, in cui egli racconta una storia risalente a 10 anni prima e che ha avuto origine davanti ad un autoritratto che la critica ha intitolato “Madonna col cappotto di pelliccia”. È un romanzo molto intenso, pervaso da una costante malinconia, la sensazione di essere ad un passo dal raggiungimento della felicità, senza riuscire mai ad afferrarla del tutto, a parte qualche fugace momento. Ma è anche il racconto di una storia d’amore che supera le distanze tra due personalità complesse e resiste al tempo che, inesorabilmente, passa e muta.
Anto Spanò