Una lettura affascinante quella che ci propone l’autrice, un viaggio per tutta Italia da nord a sud, raccontandoci della caccia alle streghe: un periodo storico assai doloroso. Il libro ricostruisce con rigore storico le persecuzioni che, tra il Trecento e il Settecento, colpirono migliaia di donne accusate di stregoneria, spesso colpevoli soltanto di essere indipendenti, guaritrici o semplicemente diverse. I nomi che attraversano questo periodo storico sono svariati, dai più semplici ai più conosciuti. Bastava essere di troppo, avere idee diverse, aver accumulato fortune, che improvvisamente le donne diventavano streghe.
Ci racconta una chiesa misogina e sempre pronta ad accusare per poi far sparire tutti i documenti che lo provavano. E quando nel Settecento le streghe non erano più credibili, arrivarono i manicomi…
La scrittura è scorrevole e accessibile anche a chi non è esperto di storia. L’autrice intreccia documenti, testimonianze e contesto sociale, mostrando come paura, superstizione e controllo abbiano alimentato una vera e propria persecuzione sistematica. Ciò che colpisce maggiormente è l’attualità del tema: dietro i roghi e i processi emerge una riflessione sul ruolo delle donne nella società e sui meccanismi di esclusione che, in forme diverse, continuano a manifestarsi ancora oggi.
Angelica
