Siamo in Sudtirolo, in quella parte del nostro paese più vicina al confine con l’Austria e con la Svizzera, dove il bilinguismo è stato per un lungo periodo più un problema che un vantaggio, dove la popolazione si sentiva più affine e vicina alla Germania che all’Italia e insegnare il tedesco era reato. La voce narrante è quella di Trina e si rivolge alla figlia Marica che non vede da anni perché ha seguito gli zii attratta dal mito nazista. Poi la guerra viene a bussare alla porta di casa e Trina e il marito Erich vedono il figlio Michael arruolarsi nell’esercito del Fuhrer. Trina segue invece il marito disertore sulle montagne, dove entrambi soffrono fame e freddo. Nemmeno il dopoguerra porta pace perché la costruzione della diga sommergerà tutto: case, strade, ricordi di una vita e del passato. Il libro descrive personaggi tenaci e coraggiosi e diventa un pretesto per parlare dell’arroganza del potere e dell’ipocrisia della politica. Trina, con sua madre e con tutte le altre splendide figure femminili, offre spunti di riflessione sul coraggio e la resilienza delle donne, il loro andare avanti sempre e comunque a dispetto dei dolori e delle avversità.

Laura di Flaviano