In questo romanzo troviamo Fausto, un uomo cinquantenne sposato con una giovane donna, con la quale condivide un figlio: la sua vita, iniziata dal niente, ha raggiunto il successo. Fausto è un uomo convinto che tutto gli sia dovuto e che perdere non sia semplicemente una possibilità, ma qualcosa di assolutamente intollerabile. Tuttavia, ad un certo punto della sua carriera, visti gli scarsi risultati dell’ultimo anno, gli viene dato l’ingrato compito di licenziare alcuni colleghi.
Il lavoro, il rapporto con la moglie Tania, il legame con il figlio Alessio e persino l’immagine che ha costruito di sé entrano in crisi. Fausto reagisce come sa fare: mentendo, manipolando, cercando scappatoie e tentando continuamente di riconquistare quella posizione di superiorità che considera indispensabile.
L’autore racconta tutto in prima persona, rendendolo più reale, meschino ed egoista, incapace di riconoscere le proprie responsabilità, ma proprio per questo finisce per diventare quasi grottesco. Le sue convinzioni, raccontate dal suo stesso punto di vista, mostrano quanto possa essere fragile l’armatura dietro cui ci nascondiamo. Ho trovato il protagonista cinico, ma non solo, anche fragile.
E così Dionisi ci regala un romanzo pungente, con le sue crisi, il suo successo e il potere, a tratti quasi ironico.
“Dietro ogni corazza, prima o poi, si nasconde una fragilità che chiede di essere riconosciuta.”
Angelica
