Ambientata nel XVII secolo, questa intensa novella di Nikolaj Gogol’ ci trasporta nel mondo dei cosacchi, dove lGogol’ costruisce un racconto potente, epico e tragico, in cui le scene di battaglia si alternano a momenti di grande intensità emotiva. Ho trovato un Gogol Diverso in questa lettura, meno ironico e più patriota, infatti non è soltanto un romanzo storico, è una riflessione sul patriottismo, sul sacrificio, sull’amore e sul conflitto tra i sentimenti personali e il dovere e l’onore, la libertà e la fedeltà alla propria terra valgono più della vita stessa. Il protagonista è Taras, un guerriero fiero e inflessibile, e i suoi due figli, Ostap e Andrij, destinati a percorrere strade molto diverse. La scrittura è ricca, evocativa e a tratti solenne. Alcuni passaggi possono apparire lontani dalla sensibilità moderna per il forte nazionalismo e la rappresentazione idealizzata dei cosacchi, ma è importante leggerli nel contesto storico e culturale in cui l’opera fu concepita. Il personaggio di Taras è memorabile: duro, implacabile, ma perfettamente coerente con il codice d’onore che governa la sua esistenza. Proprio questa coerenza rende il finale ancora più intenso e lascia nel lettore una profonda riflessione sul prezzo della fedeltà ai propri ideali.
Lo consiglio a chi ama i grandi classici, i romanzi storici e le storie dal respiro epico. Non è una lettura leggera, ma è un’opera capace di lasciare un segno grazie alla forza della sua narrazione e alla profondità dei temi affrontati. Gogol è riuscito a conquistarmi anche con una novella!
Angelica
Già maestro del Realismo, Gogol’ Nikolaj Vasil’evic (Sorocincy, 1809 – Mosca 1852) si distinse per la grande capacità di raffigurare situazioni satirico-grottesche sullo sfondo di una desolante mediocrità umana, o di quella che è stata definita pošlost’ con uno stile visionario e fantastico tanto da essere definito da molti critici un precursore del Realismo magico. Tra le opere più significative si ricordano i racconti Taras Bul’ba (1834) e Arabeschi (1835), la commedia L’ispettore Generale (1836), la raccolta I Racconti di Pietroburgo(1842) e il romanzo Le anime morte (1842).
Nel 1831 esce la prima parte di Veglie alla fattoria presso Dikan’ka (il suo ingresso nel mondo letterario pietroburghese) che gli frutta l’incontro con Puskin. Poco dopo accetta una cattedra di storia all’Istituto Pedagogico della capitale. Nel 1832 esce la seconda parte di Veglie: è la consacrazione ufficiale. Nel 1836 va in scena a Pietroburgo L’ispettore , opera scritta in pochi mesi. È la prima commedia portata a termine. Il tatro gogoliano riprende il discorso dei racconti pietroburghesi: non è l’uomo a essere malvagio, è la società a renderlo tale: non è Chlestakov a spacciarsi per ispettore bensì la corrota burocrazia di una non meglio identificata piccola provincia russa a imporgli quel ruolo. La prima rappresentazione de L’Ispettore lo convince di aver totalmente fallito il suo scopo: era stato considerato soltanto un autore comico, il cui solo scopo era divertire e basta. Deluso e amareggiato Gogol’ parte per l’estero. Si stabilisce a Roma dove si dedica totalmente alla stesura de Le anime morte. Ne esce un giudizio d’insieme sulla società russa del tempo, che finisce col diventare siumbolo della società umana: tutto comporre a impedire lo sviluppo delle autentiche qualità dell’uomo, tutto determina e accelera il processo di degenerazione spirituale cui l’uomo è già per sua natura predisposto. Il primo volume di Anime morte esce nel 1842 suscita l’entusiasmo della critica e del pubblico. Ma la salute fisica e psichica dell’autore sono già compromesse. Brucia nel 1845 ciò che aveva scritto del secondo volume, mentre la critica lo attacca violentemente. L’inquietudine e l’insoddisfazione lo spingono a una adesione sempre più stretta alla fede cristiana, e il conflitto con la sua attività di scrittore diviene insostenibile. Muore il 21 febbraio 1852.
