Opera di esordio della giovanissima Camilla Ghiotto, che riesce a sorprendere. Il romanzo alterna due piani narrativi: uno, il presente, in cui Camilla a diciassette anni si confronta con il lutto del padre anziano; l’altro, un passato roccioso, dove Renzo, chiamato “Tempesta”, era un giovane comandante partigiano sull’Altopiano di Asiago. I suoi scritti trovati tra vecchie carte diventano il filo che connette una figlia a un uomo che, forse, non ha mai realmente conosciuto . L’autrice inizia a domandarsi chi era veramente suo padre, li dividono settantacinque anni. Parole scelte con cura, tocchi quasi poetici, momenti di scorrevolezza interrotto da riflessioni più intense. Non mancano i passaggi che rallentano ma si sente che è voluto, non casuale. I racconti a volte sono privati, altri pubblici, ma le emozioni sono vere. Le lotte partigiane diventano specchio delle difficoltà universali di essere figlia o figlio, di sentirsi lontani e voler recuperare quel distacco. “Un cammino lento e doloroso che la porterà a seguire le tracce del padre… la scrittura è matura, ponderata, consapevole della portata della memoria.” Tempesta non ha fretta. Ti sospinge dentro la relazione complicata tra una giovane figlia e uno storico padre partigiano. C’è duello tra presente e memoria, tra distacco e identità. Una lettura che porta a riflettere e che mi sento di consigliare…
Angelica
