Una storia in cui i libri, i vivi e i morti imparano a parlarsi mentre li leggiamo, e ci ricordano perché amiamo leggere.  Questo romanzo è  particolare, difficile da racchiudere in un unico genere: è insieme di storia d’amore, romanzo sul mistero, riflessione sulla morte, omaggio alla letteratura e soprattutto racconto della solitudine e del bisogno profondamente umano di dare un significato alle nostre vite. Il protagonista è Astolfo Malinverno, bibliotecaro in un piccolo paese, un uomo che appare semplice, solitario, e che si sente diverso per un piccolo handicap che ha dalla nascita. Ma la sua vita cambia quando, oltre alla biblioteca, gli viene affidato il compito di occuparsi del cimitero del paese. E’ qui che si compie la magia: l’anima del romanzo (biblioteca e cimitero, libri e tombe) rappresenta i luoghi della memoria. Una delle cose più affascinanti del romanzo è l’ambientazione, Dara costruisce così un luogo che sembra reale e fiabesco contemporaneamente, dove il confine tra realtà e letteratura diventa sempre più sottile. Anche il protagonista si fa amare, per la sua passione per i libri, perchè lui non li legge e basta, lui li vive. La biblioteca conserva le parole dei morti, il cimitero conserva i corpi dei morti, ma entrambi conservano soprattutto memorie. Nel cimitero Astolfo viene colpito da una tomba particolare, una lapide senza nome e senza date, accompagnata soltanto dalla fotografia di una donna, che diventa per lui una sorta di Madame Bovary, una creatura letteraria che deve necessariamente avere una storia. Per lui sarà Emma, e così parlando di lei usa sempre questo nome.
Malinverno è anche un romanzo sull’amore, ma non soltanto sull’amore romantico, ci sono l’amore desiderato, quello perduto, quello immaginato e quello che forse non è mai riuscito a diventare realtà. Astolfo è un uomo che sembra vivere più facilmente attraverso le storie d’amore degli altri che attraverso la propria. È un romanzo malinconico ma non triste, surreale ma profondamente umano, ironico e nello stesso tempo capace di affrontare temi importanti come la morte, la solitudine, l’amore e la memoria, e  soprattutto è una bellissima dichiarazione d’amore alla lettura.
La scrittura dell’autore può sembrare lenta, io l’ho trovata meravigliosa!
Lettura che consiglio.

Angelica

Quello che ci viene dato nella vita è un prestito a tempo che prima o poi dovremmo rendere, che nulla ci appartiene davvero, come se l’universo fosse una grande biblioteca nella quale si dispensano comodati d’uso di solitudine, gioia, rimpianto, tutti appuntati su schede scritte minutamente , sapendo già che a qualcun altro andranno un giorno i nostri oggetti, le nostre sensazioni, i nostri respiri.