Devo dire che questa casa editrice: “Libreria Pienogiorno” non smette di stupirmi, anche questa volta mi ha regalato una bellissima lettura, una storia che parla di donne e di memoria. E’ un romanzo che mi ha lasciato il segno, di quelli che anche quando si finisce di leggerli ti continua a tenere aggrappata ai personaggi.  Mi ha portata nel 1910 in Sardegna, a Sant’Antioco, dentro una storia fatta di mare, tradizioni, legami familiari e soprattutto di donne. Tre generazioni: Allegra, Zaneta e Miriam, unite da un sapere antico legato al bisso, la cosiddetta seta del mare, e da un giuramento tramandato di madre in figlia. Quello che più mi ha conquistata non è stato soltanto il racconto di questa antica arte, di cui non ne avevo mai sentito parlare in realtà bensì il modo in cui l’autrice riesce a intrecciare le varie storie, partendo dal 1910 fino ad arrivare a gli anni ’60.
Ho amato molto le protagoniste, così diverse tra loro, con i loro caratteri, le loro fragilità, i loro dolori e quella forza che spesso le donne trovano proprio quando la vita sembra chiedere loro più di quanto possano dare: Allegra ha passato la grande guerra, con le sue perdite, mentre sua figlia Zaneta ha vissuto la seconda guerra mondiale. Ognuna di loro ha avuto la sua dose di sofferenza, e poi c’è il mare quasi come una presenza costante, silenziosa, che accompagna tutta la narrazione. Durante la lettura mi è sembrato più volte di poter vedere quei paesaggi, sentire il vento e percepire il profumo della Sardegna.
L’autrice è riuscita, anche attraverso il dolore, a raccontare la belezza di una terra e le sue radici.
Il ritmo è incalzante e quando si arriva alla fine dispiace quasi salutare “le donne dell’acqua”.

Angelica