Il romanzo narra le vicende di una adolescente di 13 anni in un luogo imprecisato dell’Abruzzo (l’Arminuta in abruzzese significa “la ritornata”), tra gli anni ’60 e ’70. La protagonista fin da quando era neonata, per motivi strettamente economici, ha sempre vissuto in una famiglia imparentata con quella d’origine. Vive in città, nell’agiatezza e nell’armonia è ben voluta ed amata dai suoi genitori adottivi. Un giorno, per motivi a lei sconosciuti, viene rimandata alla sua famiglia originaria. Qui incomincia l’avventura per la protagonista. Il rapporto conflittuale con i suoi “veri”genitori, le ostilità con i numerosi fratelli, per gelosie ed invidie, in un ambiente difficile, tra miseria e differenza culturale. La sorella Adriana, anche se lontana da lei per il modo di vivere e di pensare è l’unica persona con cui riesce ad instaurare un rapporto di affetto, confidenza e complicità. La narrazione viene effettuata in prima persona, con frasi corte e pensieri semplici, come fosse un “diario” quotidiano di una adolescente. Lo stile della scrittura è essenziale e pragmatica, con numerose e alternate citazioni dialettali, evidenziando così la differenza culturale. L’analisi profonda del romanzo sottolinea in maniera inequivocabile, le diverse culture socio – economiche, la descrizione e la differenza precisa degli ambienti, la netta distinzione tra la misera e l’arretratezza della periferia e il benessere dei quartieri più agiati. L’autrice evidenzia più volte la diversificazione culturale – comportamentale tra l’arminuta e la sua famiglia d’origine, la forte conflittualità tra le due “famiglie” ( “Io non sono un pacco, voi dovete smetterla di spostarmi di qua e di là…” citazione). Nonostante queste difficoltà e differenze il legame con entrambe è forte e indissolubile, soprattutto con Adriana, sua sorella naturale.

recensione Antonio Martino

Ed. Einaudi

Anno edizione: 2017

Pagine: 143

prezzo 12,00