Un romanzo che mi ha molto colpita: ambientato negli anni Venti, l’autrice riesce a raccontare le vicende della giovane ventenne Rosalba, con delicatezza ma senza essere mai banale. Le tematiche che troviamo in questa bellissima lettura sono l’emigrazione e il ruolo delle donne.
“La valigia del ritorno” è una storia che parla di partenze, ma soprattutto di ciò che resta dentro a chi è costretto a lasciare la propria terra. Quando Rosalba parte da Trieste per raggiungere Montréal, non lascia soltanto una casa, ma una parte della propria identità. Il viaggio sarà molto importante per lei, non perché va verso una vita migliore ma perché dovrà affrontare diverse difficoltà. Stringerà un’amicizia importante che le sarà molto utile per affrontare un futuro incerto.
Ludovica Elder ricostruisce con grande accuratezza la realtà dell’emigrazione italiana in Canada negli anni Venti: emergono le difficoltà di adattamento, la fatica del lavoro, il senso di estraneità e il bisogno di creare una nuova comunità senza mai dimenticare le proprie origini. Tutto questo è narrato con delicatezza, senza mai trasformare il romanzo in una semplice ricostruzione storica: al centro restano sempre le persone e i loro sentimenti. Ho molto gradito anche come ci viene presentata Rosaba, non come una eroina o una donna disonorata, ma come una che cade, dubita, soffre e trova la forza di rialzarsi. È proprio questa fragilità a renderla credibile e vicina al lettore, che viene conquistato dalla sua autenticità.
La scrittura è molto scorrevole e le descrizioni del Carso e della Montréal degli emigrati sono vivide e contribuiscono a creare un forte contrasto tra la terra lasciata e quella che lentamente diventa casa.
“La valigia del ritorno” è un romanzo che parla di radici, memoria, identità e resilienza. Una lettura intensa, emozionante e ricca di umanità, capace di lasciare nel lettore una riflessione che continua anche dopo aver concluso l’ultima pagina.
Il finale appare aperto, che ci sia un seguito? Lo spero tanto!
«A volte il ritorno più difficile non è quello verso casa, ma quello verso la persona che eravamo prima che la vita ci cambiasse.»
Angelica
