In realtà ho un rapporto di conflitto con questo autore, diciamo un amore e odio: mi piacciono molte riflessioni, ma trovo diversi scritti un po’ piatti. Questo è il sesto libro che leggo di Pavese, perchè voglio capirlo, vorrei amarlo.
“Feria d’agosto” è una raccolta di racconti e prose  in cui ritroviamo le colline, la campagna e la città d’estate. Qui partono le riflessioni, del ragazzo ma anche dell’uomo, della solitudine e dell’amore e il tempo che inesorabilmente passa. Con questa raccolta, divisa in due parti, c’è molto su cui riflettere, ma ancora non mi convince fino in fondo. In queste righe mi sono riscontrata con la tristezza dell’autore, che ama ma che ha paura quasi delle donne. Torna spesso a raccontare della sua giovinezza, è qui forse che si denota un certo disagio; ho amato molte delle considerazioni e pensieri che regala al lettore.
“Feria d’agosto” è un libro malinconico, si denota la sua solitudine e la delusione nel guardare indietro, ma indietro non si può tornare.
La sua scrittura come sempre è asciutta, sintetica, ma rende bene l’idea del suo pensiero.

Angelica