I bambini si rompono facilmente di Silvia Vecchini, edito da Bompiani nel 2023 è un libro che mette volutamente a disagio. Rivolto agli adulti, anche se si presenta come una raccolta di brevissime storie con disegni intuitivi, è una rassegna spietata della vita dei bambini, delle esperienze che vivono in silenzio; tutti i protagonisti sono bambini e bambine piccoli che sono vittime inermi di situazioni più grandi di loro che sono costretti ad affrontare senza la benché minima preparazione e mediazione. Lo stile asciutto, la mancanza di orpelli retorici e di descrizioni, le frasi brevi e nitide della prosa ma anche i versi ermetici delle poesie e il segno grafico elementare dei disegni che arricchiscono la silloge mirano a evidenziare senza mezzi termini la reazione dei bambini a eventi tristi e traumatici. Le poesie, che riassumono e rendono ancora più chiaro il tema sui cui riflettere, sono molto più taglienti e profonde, grazie alla scarnificazione del verso e all’assenza totale di punteggiatura. La lettura dei versi non dà tregua, genera un affanno che arriva improvviso e imprevisto e offende. Si avverte proprio il cric della rottura che il bambino ha provato, si prova il suo stesso dolore, si notano i bordi della ferita e si viene coinvolti nel processo di risanamento, come se si volesse apporre un balsamo cicatrizzante e obliante. La Convenzione ONU del 20 novembre del 1987, ratificata in Italia con Legge n. 176 del 27 maggio 1991, prevede la protezione dei bambini, sacrosanta per mantenere l’integrità fisica, morale e psicologica dei bambini, futuri cittadini consapevoli. Silvia è stata capacissima e spietata nel denunciare il fallimento del contesto normativo. C’è un abisso tetro e insidioso, infatti, tra il dover essere e il com’è! E l’opinione pubblica rimane indifferente. Il lettore adulto, almeno a me è capitato, rimane coinvolto e sconvolto nei momenti nei quali sente riaffiorare esperienze personali rimosse. Non nego di aver sussultato o percepito una morsa allo stomaco o ascoltato il battito del mio cuore accelerare ne Il bambino del mare, Il bambino bucato, Il bambino nella scatola o La bambina nella gabbia. È necessario, pertanto, soffrire, dissotterrare il trauma e restare vigili e pronti condividendo il peso di simili tragedie, per alleggerire chi non ha alcuna colpa di sopportarle. Silvia sottolinea la realtà, quella vera e quotidiana, aspra non edulcorata, angosciante, non rassicurante, perché solo così forse, si riesce a sviluppare empatia.
1. Il Diritto alla Protezione vs. La realtà della “Rottura”
L’Articolo 19 della Convenzione impegna gli Stati a proteggere i bambini da ogni forma di violenza, trascuratezza e maltrattamento. • La riflessione: Vecchini ci mostra esattamente cosa succede quando questa protezione fallisce. I suoi bambini si “rompono” proprio perché il guscio protettivo che gli adulti (e lo Stato) dovrebbero fornire è crepato o assente. Il libro funge da testimonianza delle lacune della Convenzione: il diritto esiste sulla carta, ma la fragilità è l’esperienza quotidiana.
2. L’ascolto (Articolo 12) e il Silenzio della Vecchini L’Articolo 12 sancisce il diritto del bambino a esprimere la propria opinione e a essere ascoltato. • La riflessione: Nei racconti della Vecchini, il dramma nasce spesso dall’impossibilità di essere ascoltati. I protagonisti comunicano attraverso atti simbolici, silenzi ostinati o ferite,perché il linguaggio degli adulti è sordo. Il libro suggerisce che “ascoltare” non è solo un atto formale (come un’audizione in tribunale), ma una capacità empatica che, se manca, annulla il diritto stesso.
3. Il “Migliore Interesse” (Articolo 3) e l’Egoismo degli Adulti Il principio cardine della Convenzione è che in ogni decisione l’interesse del bambino deve essere prioritario. • La riflessione: La Vecchini descrive spesso un mondo dove l’interesse prioritario è quello dell’adulto (i suoi bisogni, le sue fughe, i suoi dolori). I bambini diventano spettatori o vittime collaterali di dinamiche adulte. Il libro mette a nudo quanto sia difficile applicare l’Articolo 3 in una società che, pur celebrando l’infanzia a parole, la mette spesso in secondo piano nei fatti. Una sintesi filosofica Mentre la Convenzione ONU guarda al bambino come a un soggetto di diritto da tutelare, Silvia Vecchini lo guarda come a un soggetto di esperienza che sente tutto. La “spietatezza” del libro non è contro i bambini, ma contro l’illusione che le leggi bastino a proteggerli. Il libro sembra dirci: abbiamo scritto i diritti, ma ci siamo dimenticati di restare umani e vigili di fronte alla loro fragilità. “La Convenzione è lo scudo, ma la scrittura della Vecchini ci mostra i segni dei colpi che passano attraverso lo scudo.”
Irene Giacomelli
