Un romanzo denuncia di una società malata e troppo legata alle apparenze.. L’“innocenza” del titolo non è purezza, è conformismo, è paura del giudizio, è adesione alle regole non scritte dell’alta società newyorkese di fine Ottocento. Newland Archer crede di essere moderno, libero, diverso, ma quando deve scegliere tra passione e sicurezza, tra verità e reputazione, cosa fa? Sceglie ciò che è accettabile. Ed è qui che il romanzo diventa spietato. Il legame tra Newland ed Ellen Olenska non esplode mai davvero, rimane sospeso, trattenuto, controllato. Un romanzo che ci pone davanti a delle riflessioni importanti, “si ameranno abbastanza da pagare il prezzo della libertà”? Ma i veri protagonisti non sono loro ma la società, l’autrice non descrive solo salotti e convenzioni, ma mostra al lettore un sistema che ingloba e addomenstica le persone. Sotto certi punti di vista riesce a essere molto attuale nonostante sia stato pubblicato nei primi del novecento.
Non lo si legge più come una storia d’amore mancata, ma come una riflessione sulle scelte definitive, questo è un romanzo che lascia un retrogusto.
Non sempre perdiamo ciò che amiamo.
A volte scegliamo di non prenderlo.
Angelica
