“Nati due volte” è un romanzo di Giuseppe Pontiggia, pubblicato nel 2000. Al lettore esperto, il titolo può far pensare ad una trama di pirandelliana memoria, ma non si parla affatto del desiderio di un essere umano di morire e rinascere ad una vita migliore in cerca di fortuna. Bensi, alle due nascite che si trova ad affrontare il protagonista Paolo. Egli, infatti, a causa di un parto difficile.
nasce con una grave disabilità. Dalla notizia della disabilità, il padre di Paolo vive con la frustrazione di aver ricevuto una punizione. La sua esistenza di colpo si complica e lui non è pronto ad una vita di privazione e di
imbarazzo, perché è cosi che si sente. Non è pronto ad accettare gli sguardi e i giudizi della gente. Sarà proprio Paola a dimostrare che ci si può adattare, che si può rinascere, ci si può rimettere in
gioco costantemente, fuggendo dalla gabbia della normalità. Pontiggia, con una narrazione fluida ed un registro alto, ben trasmette l’affannosa ricerca, da parte
del padre di Paolo, dell’accettazione di una condizione familiare che mai avrebbe pensato di vivere. Insomma, Marco, il padre di Paolo, è stato accompagnato per decenni da una frase assillante: “Ma perché è capitato proprio a me?” Paolo, però, insegna al padre a capire che non gli è capitato proprio nulla di brutto, ma che deve imparare ad uscire dalla rigidità mentale delle convenzioni, degli stereotipi e della normalità. Franca, la mamma di Paolo, seppur sconvolta come il marito dalla notizia, affronta in modo comprensivo e dolce, ma vigile e attivo, il destino del figlio. Marco,
invece, in modo molto distaccato e freddo, quasi sonnolente e passivo. Nel corso della sua vita Paolo deve imparare a vivere nella società e adattarsi ad una normalità che soprattutto suo padre ricerca ma non vede. Con grande fatica, con grande coraggio, con grande spontaneità, Polo riesce quindi a nascere una seconda volta, nel momento in cui trova un posto nel
mondo e la sua normalità. Il lettore facilmente si commuove per gli sforzi di Paolo e gioisce per ogni conquista, ma non può evitare di entrare in empatia con Marco sorreggendolo ad ogni caduta e riflettendo quanto
l’aderenza agli stereotipi sia una tossica igiene del mondo.
Irene Giacomelli
