Gli Atkin sono una famiglia apparentemente perfetta: lui, Gordon, medico apprezzato; lei, Cora, ex ballerina, ora dedita al ruolo di casalinga e madre di due figli, Maia, di 9 anni, e un bel bambino appena nato. Il maschietto tanto desiderato dovrebbe portare avanti il nome e la professione di famiglia, ma Cora sente che nella scelta di quel nome c’è di più, c’è un destino, e quello desiderato dal marito porta con sé uno spiacevole presagio.
Sì, perché la famiglia Atkin è tutt’altro che perfetta e Gordon non è né un buon marito né un buon padre. All’anagrafe Cora si troverà di fronte a un bivio: registrare il bambino col nome scelto dal padre oppure scegliere quello che piace a lei, o alla piccola Maia, e pagarne le conseguenze? Da questo dilemma, un autentico nomen omen, Knapp sviluppa tre storie in base alla decisione di Cora, quindi abbiamo: Bear, Julian e Gordon, ad alternarsi nelle implicazioni psicologiche che l’autrice abilmente sa mettere in luce. La narrazione procede poi per salti temporali di sette anni, seguendo le diverse evoluzioni dei personaggi principali, dal 1987 al 2022.
Questo è forse il miglior libro che ho letto quest’anno. Le paure e le emozioni le ho vissute addosso. Con poche parole sapienti, con poche azioni mirate, Knapp è riuscita a farmi sentire tutto sulla mia pelle: i soprusi, gli abusi, le violenze fisiche e psicologiche, gli strascichi del dolore…
Ne consiglio la lettura soprattutto a quelle persone che svolgono attività di volontariato nel sociale, oppure a coloro che studiano materie che rientrano nella sfera delle scienze umane.
Erika Maccan
Traduzione: Federica Merati
Editore: Garzanti, 2026