Ho letto recensioni contrastanti su questo libro, ma io lo reputo MERAVIGLIOSO, nel senso etimologico del termine, che stupisce: l’attenzione ai dettagli più trascurabili che si caricano di significato psicologico e filosofico,
il lessico infantile ma evocativo, le emozioni umane cosi spontanee. Raramente un libro mi fa piangere, e questo ci è riuscito non suscitando tristezza o malinconia, ma risvegliando in me una profonda presa di coscienza. Confermo per esperienza che ogni libro deve essere letto nel momento giusto perché smuova qualcosa e gli ultimi cinque giorni si
vede che erano perfetti per provocare un bel terremoto emotivo. Non è una lettura per tutti sia dal punto di vista tematico che è oggettivamente una storia drammatica, sia dal punto di vista ritmico, grazie a un esperto bilanciamento di azione, stasi e riflessione che accompagnano con dolcezza. Spesso la lettura è stata imprevedibile e spiazzante, ma
necessaria e solida. Il titolo e la copertina mi avevano incuriosita tantissimo, ma non avevano annunciato una storia cosi
profonda e delicata come ho trovato tra le pagine. La trama riguarda gli avvenimenti relativi agli ultimi anni dei manicomi aperti: in modo asciutto e sincero si assiste a pratiche assurde e dolorose, si attraversa disagio, violenza psicologica e
rassegnazione, che lasciano il segno. I due protagonisti, però, dimostrano anche un’estrema lucidità e resilienza che abbattono gli stereotipi; seppur la storia dei “matti che son tutti gatti, gatti da legare” sia raccontata dal duplice punto di vista di due persone sane, la giovane Elba e il sotuttoio dottor Meraviglia, la narrazione procede simulando un flusso di pensieri alienati che solo apparentemente può riferirsi a quello degli
ospiti del manicomio, ma in realtà, e lo si capisce via via nel corso della lettura, è quello di tutta l’umanità
che ha sempre cercato di categorizzare e distinguere tra dicotomie finendo col
disumanizzarsi. L’originalità della storia sta nell’intreccio di situazioni e riflessioni che appaiono normalità a chi come Elba ha vissuto fin dalla nascita in un manicomio, pur essendo sana, ma anche a chi come il dottor Meraviglia ha ostinatamente cercato di vivere col paraocchi programmando sistematicamente tutto e tutti. Ogni singolo personaggio è caratterizzato in modo verosimile e completo dimostrando un’evoluzione coerente e genuina, trattata con umorismo. Insomma, non è la classica storia a lieto
fine, ma vera e imperfetta, nella quale non solo si “avverte il contrario”, ma “si sente il contrario”. Le lacrime che spontaneamente sono esondate lungo le mie guance, hanno scavato al di sotto della
superficie e dalle ferite si è liberata la consapevolezza di essere quel che si è senza sé e senza ma.
Grazie Viola Ardone.

Irene Giacomelli