Bertha è una giovane vedova, con un figlio di 5 come  il  Conservatorio per il rovescio finanziario della famiglia. Dopo la morte quasi contemporanea dei genitori e le  ristrettezze, aveva accettato di sposarsi per non rimanere “sola” nella tranquilla esistenza piccolo-borghese di provincia con il signor Garlan, vecchio amico di famiglia.  Ora la normalità dei suoi giorni è interrotta dalla lettura sul giornale di un prosso concerto a Vienna del grande Emil Lindbach,  il  fidanzato dell’epoca del Conservatorio, nel frattempo divenuto famoso violinista. Decide di rivederlo e organizza una gita solitaria a Vienna per riallacciare con lui che sente di amare ancora, ma con la scusa della musica. Gli scrive e subito riceve la risposta positiva di ritrovarsi e ricordare il passato; Berta aveva  sempre sognato di diventare sua moglie e pensa ora  che “Il suo grande amore per lui non potrebbe essere finito” ; allora tra mille dubbi e incertezze, presa dalla voglia di voler fare “quello che tutte le sue conoscenze fanno” si muove! Scopre che persone dotate di  una maschera sociale,  fanno cose che lei non ha fatto sino ad allora fedele al marito. Dopo l’incontro iniziale timido e riservato del primo giorno, al secondo appuntamento Bertha si lascia andare, seppur in modo molto riservato, ai ricordi e all’emozioni del passato fino a  baciarlo proclamandogli il proprio grande amore. Emil invece vede in Berta solo l’avventura di una notte e respinge le sue successive offerte d’amore, trovando importanti scuse di lavoro per non poterla  rivedere il terzio giorno,  ma ‘forse’ fra due settimane!  A Berta non rimane che tornare nella sua piccola città, dove pensa di attendere la chiamata di Emil struggendosi. Tra delusione e vergogna  racconta tutto alla sua amica Anna Rupius, moglie di un funzionario rimasto paralizzato in  un incidente, la quale aveva  notato le sue assenze e il suo strano stato d’animo! Frau Rupius,  abituata ad andare a Vienna ogni volta che voleva,  senza un vero bisogno,  le fa capire che lo faceva perché “voleva vivere” non avendo una vita vera nel ricordo del suo bambino morto per procurato aborto, concepito con un amante viennese. Ancora una volta Schnitzler mette persone,  luoghi e sentimenti e fisicità in contrasto nella storia corale ammantata di grande ipocrisia e  finzione, una maschera sociale in cui ognuno si ritaglia una vita, con funzione utilitaristica! Schnitzler lascia come sempre a noi il finale!  Da leggere!

Maria Cisonna