Questo libro mi ha conquistata più di quanto mi aspettassi, Alba Amorini parte da un’idea che mi ha incuriosita fin da subito, usare la vasca per affrontare il tempo, i ricordi e la possibilità di ritrovarsi immersi nel proprio passato, ripercorrendo momenti, persone ed emozioni che ci tormentano. Ed è proprio questa la parte che ho amato di più, perché la storia non gioca semplicemente con il tempo, lo usa per parlare della vita e di quello che ci lasciamo alle spalle. Seguendo Serena e quello che le accade, mi sono ritrovata spesso a pensare a quanto sarebbe bello e forse anche doloroso, poter tornare indietro. E inevitabilmente mi sono fatta una domanda: se davvero potessi tornare indietro, cambierei qualcosa? Forse alcune cose sì, altre, anche quelle che hanno fatto male, probabilmente no, perché sono proprio quelle esperienze ad averci portato a essere le persone che siamo oggi. La vasca da bagno diventa così molto più di un semplice elemento della storia, quasi un luogo sospeso, intimo, nel quale presente e passato finiscono per incontrarsi, questa idea mi è piaciuta tantissimo. Mi sono affezionata alla storia perché, dietro la sua parte più particolare e quasi surreale, ho trovato qualcosa di estremamente umano: il desiderio che abbiamo tutti, almeno una volta nella vita, di poter riavvolgere il nastro. Alba Amorini racconta tutto questo con resilenza, con un dolore immenso, non facile  non soffrire con la protagonista, forse proprio questo dolore ad avermi conquistata. Un dolore così grande da non riuscire a raccontare neanche “alla maga” o meglio sua madre, nonostante abbiano un bel rapporto. La sua scrittura mi ha colpito, è riuscita a suscitare curiosità, non tutto viene svelato tutto, quindi si inizia un viaggio con Ho chiuso il libro pensando: finalmente una lettura originale, emozionante e a tratti malinconica che ho amato molto.

Angelica