Chi mi conosce sa quanto ami i classici, e John Steinbeck è senza dubbio uno dei miei autori preferiti: ogni volta che torno alla sua scrittura ritrovo quella straordinaria capacità di raccontare l’essere umano, con tutte le sue fragilità, contraddizioni e grandezze; nonostante la tematica, ho percepito un velo di ironia.
Un romanzo breve, ma di una potenza incredibile. Siamo nella Seconda guerra mondiale, in un piccolo paese occupato dalle truppe nemiche dove i suoi abitanti si ritrovano improvvisamente a vivere sotto il dominio di chi pretende di decidere delle loro vite, e qualcuno preferirà la morte piuttosto che perdere la sua libertà di uomo. Ma Steinbeck non ci racconta semplicemente di un’occupazione militare, ci racconta qualcosa di molto più profondo, l’impossibilità di imprigionare davvero lo spirito di un popolo che non vuole arrendersi.
Ho amato il modo in cui l’autore descrive la resistenza silenziosa degli abitanti, il loro coraggio, la paura che inevitabilmente li accompagna. E ho apprezzato moltissimo anche la rappresentazione degli occupanti, uomini che, dietro l’apparente superiorità delle armi, nascondono insicurezze e debolezze. Il sindaco Orden è un personaggio che mi ha colpita particolarmente, in lui ho ritrovato quella dignità semplice e immensa che Steinbeck sa regalare ai suoi protagonisti.
E poi c’è la scrittura, quella di Steinbeck, così essenziale eppure capace di arrivare in profondità, senza bisogno di inutili artifici. Ciò che mi affascina di questo autore è proprio questo: riesce a raccontare grandi tragedie attraverso le vite delle persone comuni, ricordandoci che la storia non è fatta soltanto di eserciti e potenti, ma soprattutto di uomini e donne.
Ho terminato questa lettura con una certezza ancora più forte: la libertà può essere minacciata, calpestata, soffocata, ma finché esiste qualcuno disposto a difenderla, non è perduta.
Un romanzo che ho amato dalla prima all’ultima pagina e che consiglio davvero di leggere.
Angelica
Edizione Oscar Mondadori
